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Tutela delle lavoratrici madri: la maternita'


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Tutela delle madri lavoratrici: la maternità

La legge 1204 /71 ha disciplinato l'istituto della maternità stabilendo i diritti fondamentali delle madri lavoratrici. La legge 53/2000 ha modificato la legge precedente introducendo alcune novità riguardanti in particolare i congedi facoltativi per i primi otto anni di vita del bambino e la flessibilità del periodo di astensione obbligatoria dal lavoro.
Da ultimo l'intera materia è stata ridisciplinata dal D. Lgs. 26 marzo 2001, n. 151.
In questa scheda verranno illustrati i punti principali dell'istituto della maternità così come sono stati disciplinati dal D. Lgs. n. 151, del 2001, Testo Unico in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità.

Congedo di maternità
Gli articoli 16 e 17 del predetto T.U. prevedono un vero e proprio divieto di adibire le donne al lavoro durante l'astensione obbligatoria per maternità, punito con l'arresto fino a sei mesi.
Le lavoratrici hanno il diritto di astenersi dal lavoro per i 2 mesi precedenti e per i 3 mesi successivi al parto. Per poter esercitare questo diritto è necessario presentare prima dell'inizio del periodo di congedo previsto dall'art. 16, D. Lgs. n. 151, del 2001, un certificato rilasciato da un medico ginecologo del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato, al datore di lavoro e all'INPS. La lavoratrice è tenuta altresì a presentare, entro trenta giorni, la dichiarazione di nascita del figlio.
L'art. 17 del D. Lgs. n. 151 del 2001, cit. stabilisce che quando le lavoratrici sono occupate in lavori che, in relazione all'avanzato stato di gravidanza, siano da ritenersi gravosi o pregiudizievoli è prevista l'anticipazione del congedo di maternità a tre mesi dalla data presunta del parto.
Durante il periodo di astensione obbligatoria la lavoratrice percepisce l'80% della retribuzione. Il periodo di congedo di maternità viene conteggiato per il riconoscimento dell'anzianità di lavoro. (ferie, tredicesima, progressione della carriera). Inoltre, le ferie e le altre assenze spettanti alla lavoratrice non possono essere godute contemporaneamente ai periodi di congedo.
Il D. Lgs. n. 151, del 2001 ha mantenuto il principio di flessibilità dell'astensione obbligatoria dal lavoro già disciplinato dall'art. 12, L. 8 marzo 2000, n. 53. La durata complessiva dell'astensione rimane di cinque mesi, ma se le lavoratrici lo richiedono possono astenersi dal lavoro, a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei quattro mesi successivi al parto, a condizione però che il medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale e il medico dell'ispettorato del lavoro attestino che non ci sono rischi per la salute della gestante e del nascituro.
Al termine del periodo di congedo di maternità e fino al compimento di un anno di età del bambino, le lavoratrici hanno diritto di conservare il posto di lavoro e di rientrare nella stessa unità produttiva dove erano occupate all'inizio del periodo di gravidanza o in un'altra nello stesso Comune, mantenendo le stesse mansioni o equivalenti, inoltre, non possono essere trasferite a meno che non vi consentano espressamente. Tali ultime disposizioni si applicano anche al lavoratore al rientro al lavoro dopo la fruizione del congedo di paternità.

Anticipazione del periodo di congedo per maternità
Come detto in precedenza, qualora le lavoratrici siano occupate in lavori che, in relazione all'avanzato stato di gravidanza, siano da ritenersi gravosi o pregiudizievoli, il congedo di maternità è anticipato a tre mesi dalla data presunta del parto. Inoltre, l'ispettorato del lavoro, sulla base di accertamento medico, avvalendosi dei competenti organi del servizio sanitario, può disporre su istanza della lavoratrice l'interdizione dal lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza, per uno o più periodi nel caso di gravi complicanze, quando le condizioni di lavoro sono ritenute pregiudizievoli e nell'ipotesi che la donna non possa essere spostata ad altre mansioni.
In questi ultimi due casi l'astensione può essere disposta anche d'ufficio dall'ispettorato del lavoro, qualora nel corso della propria attività di vigilanza constati l'esistenza delle condizioni che danno luogo all'astensione medesima.
E' necessario presentare la certificazione del medico del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato e dell'ispettorato del lavoro al datore di lavoro attestante le condizioni di salute o le condizioni ambientali pregiudizievoli.
Durante tale periodo alla lavoratrice è dovuto l'80% della retribuzione.

Congedi di paternità
Il padre lavoratore ha diritto di astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità ovvero per la parte residua di esso, in caso di morte o di grave infermità della madre, di abbandono del figlio da parte della stessa oppure di affidamento esclusivo del bambino al padre.

Parti prematuri
Nel caso in cui il parto avvenga in data anticipata rispetto alla data prevista, la lavoratrice potrà usufruire dei giorni non goduti prima del parto aggiungendoli al periodo di congedo di maternità dopo il parto.
E' necessario che la lavoratrice presenti, entro trenta giorni, la dichiarazione di nascita del figlio.

Congedo parentale
Nei primi otto anni di vita del bambino ciascun genitore ha diritto di astenersi dal lavoro per un periodo non superiore ai dieci mesi.
Possono astenersi dal lavoro:

a) la madre lavoratrice, trascorso il periodo di congedo di maternità per un periodo continuativo o frazionato non superiore a sei mesi;
b) il padre lavoratore dalla nascita del figlio, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a sei mesi;
c) qualora vi sia un solo genitore, il periodo di astensione è consentito per un periodo continuativo o frazionato non superiore a dieci mesi.

Se il padre lavoratore esercita il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo continuativo di almeno tre mesi, il limite è elevato a sette mesi e il limite complessivo delle astensioni dal lavoro dei genitori è conseguentemente elevato a undici mesi.
Il genitore che vuole astenersi dal lavoro per la cura del figlio deve preavvisare il datore di lavoro secondo le modalità e i criteri definiti dai contratti collettivi, e comunque con un periodo di preavviso non inferiore a quindici giorni, salvo casi di oggettiva impossibilità.
L'art. 38 del T.U. prevede che chi rifiuti od ostacoli l'esercizio dei diritti di assenza dal lavoro sopracitati sia punito con la sanzione amministrativa da lire 516 Euro a 2580 Euro.

Congedi per malattia del figlio
I genitori possono astenersi dal lavoro durante le malattie del figlio minore di anni otto. Entrambi i genitori alternativamente, hanno diritto di astenersi dal lavoro per periodi corrispondenti alle malattie di ciascun figlio di età non superiore a tre anni. Se il bambino ha un'età compresa fra i tre e gli otto anni è possibile assentarsi dal lavoro nel limite di cinque giorni lavorativi all'anno per ciascun genitore, dietro presentazione di certificato medico. I genitori devono presentare anche una dichiarazione attestante che l'altro genitore non sia in astensione dal lavoro negli stessi giorni per il medesimo motivo.
La malattia del bambino che da luogo a ricovero ospedaliero interrompe il decorso del periodo di ferie in godimento da parte del genitore.
I periodi di congedo parentale sono computati nell'anzianità di servizio, esclusi gli effetti relativi alle ferie e alla tredicesima mensilità o alla gratifica natalizia.
Il rifiuto o l'opposizione all'esercizio dei predetti diritti di assenza dal lavoro comporta la punizione con una sanzione amministrativa da Euro 516 a Euro 2580.

Indennità per congedo parentale o malattia del bambino
Durante i periodi di congedo parentale ai lavoratori e alle lavoratrici è dovuta un'indennità pari al 30% della retribuzione per un periodo massimo complessivo tra i genitori di sei mesi, sino al terzo anno di vita del bambino. Il periodo è coperto da contribuzione figurativa.
Fino al compimento dell'ottavo anno di vita del bambino, per il restante periodo di congedo parentale, è prevista un'indennità pari al 30 % della retribuzione, nell'ipotesi in cui il reddito individuale dell'interessato sia inferiore a 2,5 volte l'importo del trattamento minimo di pensione a carico dell'assicurazione generale obbligatoria; il periodo medesimo è coperto da contribuzione figurativa.
Per i periodi di astensione per malattia del bambino non è previsto alcun trattamento economico ed è dovuta la contribuzione figurativa.

Periodi giornalieri di riposo: permessi per allattamento
Fino al compimento del 1° anno di vita del bambino le lavoratrici madri , hanno la possibilità di usufruire di due interruzioni dell'attività lavorativa giornaliere per 2 ore complessive al giorno, se l'orario è di almeno 6 ore; se è inferiore a 6 ore l'interruzione giornaliera è di 1 ora.
I periodi di riposo possono essere utilizzati anche dal padre lavoratore nei seguenti casi:

a) quando il padre è l'unico affidatario del bambino;
b) in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvale;
c) nel caso in cui la madre non sia una lavoratrice dipendente;
d) in caso di morte o grave infermità della madre.

Per i riposi per allattamento è dovuta un'indennità a carico dell'ente assicuratore pari all'intero ammontare della paga oraria.
Le ore di permesso giornaliero non vengono conteggiate nel calcolo di tredicesima e le ferie.
In caso di parto plurimo, i periodi di permesso sono raddoppiati e le ore aggiuntive possono essere utilizzate anche dal padre.

Adozione
I genitori adottivi o affidatari hanno gli stessi diritti in materia di congedo di maternità e di paternità, di congedi parentali, di congedi per malattia dei figli ed infine di congedi per riposi giornalieri.
Chi effettua un'adozione o abbia ottenuto in affidamento un bambino, può godere dei seguenti benefici:

Congedo di maternità e paternità: nel caso di un bambino con meno di sei anni di età: diritto all'assenza dal lavoro ed all'80% della retribuzione, per i primi 3 mesi successivi all'entrata del bambino in famiglia. Il congedo, che non sia stato richiesto dalla lavoratrice, spetta alle medesime condizioni, al lavoratore. Congedi parentali:nel caso di un bambino con meno di sei anni di età ovvero bambino adottato tra i sei e i dodici anni (entro i tre anni successivi all'ingresso in famiglia): diritto all'assenza dal lavoro ed al 30% della retribuzione, per un periodo non superiore ai 6 mesi. Congedo per malattia: il congedo per malattia del bambino spetta anche per le adozioni e gli affidamenti ma il limite è stato elevato a sei anni. Fino al compimento dell'ottavo anno di età i genitori, alternativamente, possono astenersi dal lavoro per cinque giorni lavorativi all'anno. Se il bambino ha un'età compresa fra i sei e i dodici anni il congedo può essere fruito nei primi tre anni dall'ingresso del minore nel nucleo familiare.

Genitori di portatori di handicap
Se il bambino naturale, adottivo o affidatario, è portatore di handicap la madre può usufruire, in alternativa con il padre, una volta decorso il termine del periodo di congedo parentale spettante al richiedente, del prolungamento fino a 3 anni del congedo parentale con una retribuzione pari al 30% , a condizione che la gravità dell'handicap sia accertata da una commissione dell'ASL e che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati oppure; in alternativa il padre e la madre possono richiedere di usufruire di 2 ore di permesso giornaliero retribuito sino al compimento del 3° anno d'età del bambino.
Successivamente, al compimento del terzo anno di età del bambino, la legge stabilisce la possibilità di usufruire di tre giorni di permesso mensile coperti da contribuzione figurativa, fruibili anche continuativamente, a condizione che la persona con handicap non sia ricoverata a tempo pieno.
Infine questi genitori hanno il diritto di scegliere la sede di lavoro dell'Azienda vicino al loro domicilio e non possono essere trasferiti in altra sede senza il loro consenso.
La lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre o, dopo la loro scomparsa, uno dei fratelli o sorelle conviventi di un soggetto disabile da almeno cinque anni, può fruire di un periodo di congedo, retribuito al 100%, continuativo o frazionato, non superiore a due anni, per gravi motivi familiari, consistenti nella cura del disabile stesso. Durante tale periodo non è possibile fruire del prolungamento del periodo di congedo parentale e dei permessi.
I riposi i permessi e i congedi spettano anche quando l'altro genitore non ne ha diritto.

Divieto di licenziamento, sospensione dal lavoro, dimissioni in caso di maternità
Durante il periodo di maternità vige il divieto di licenziamento. La lavoratrice madre non può essere licenziata o sospesa dall'inizio della gestazione fino al termine dei periodi di interdizione dal lavoro previsti dalla legge, nonché fino al compimento del 1° anno di età del bambino. Per lo stesso periodo non può essere sospesa dal lavoro a meno che non si tratti di sospensione dell'intera Azienda o reparto.
In caso di fruizione del congedo di paternità, il divieto di licenziamento si applica anche al padre lavoratore per la durata del congedo stesso e si estende fino al compimento di un anno di età del bambino. Le disposizioni previste dall'art. 54, D. Lgs. n. 151 del 2001, cit. si applicano altresì in caso di adozione e di affidamento. Il divieto di licenziamento si applica fino ad un anno dall'ingresso del minore nel nucleo familiare, in caso di fruizione del congedo di maternità e di paternità.
Nel caso in cui la lavoratrice madre rassegni le dimissioni dal suo posto di lavoro durante il periodo di vigenza del divieto di licenziamento è necessario comunicare le dimissioni all'ispettorato del lavoro il quale dovrà controllarne la regolarità e provvedere alla loro convalida. In ogni caso permane il diritto al TFR oltre, ovviamente, l'indennità sostitutiva di preavviso.

Il divieto non si applica:

1) nel caso di licenziamento per giusta causa dovuto a colpa grave della lavoratrice;
2) nel caso di cessazione dell'attività dell'azienda;
3) nel caso di ultimazione della prestazione per cui la lavoratrice era stata assunta;
4) in caso di esito negativo della prova.

Il licenziamento intimato alla lavoratrice in stato di gravidanza al di fuori dei precedenti casi è nullo.

Divieto di lavori pesanti e del lavoro notturno
Durante il periodo compreso dall'inizio della gestazione fino a 7 mesi dopo il parto la lavoratrice non può essere adibita a lavori pesanti nonché ai lavori pericolosi, faticosi ed insalubri e comunque deve essere impiegata in attività adeguate al suo stato. E' inoltre vietato adibire le donne ad attività lavorative notturne (dalle ore 24 alle ore 6) dall'accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino.

Sostituzione di lavoratori in astensione
In sostituzione delle lavoratrici e dei lavoratori in congedo, il datore di lavoro può assumere personale con contratto a tempo determinato o temporaneo.
L'assunzione di lavoratori a tempo determinato in sostituzione di lavoratori in congedo può avvenire anche con anticipo fino ad un mese rispetto al periodo di inizio dell'astensione, salvo periodi superiori previsti dalla contrattazione collettiva.
Nelle aziende con meno di venti dipendenti, per i contributi a carico del datore di lavoro che assume lavoratori con contratto a tempo determinato in sostituzione di lavoratori in congedo , è concesso uno sgravio contributivo del 50 % fino al compimento di un anno di età del figlio della lavoratrice o del lavoratore in congedo e per un anno dall'accoglienza del minore adottato o in affidamento.
Nelle aziende in cui operano lavoratrici autonome, in caso di maternità, e comunque entro il primo anno di età del bambino o nel primo anno di accoglienza del minore adottato o in affidamento, è possibile assumere un lavoratore a tempo determinato o temporaneo, per un periodo massimo di dodici mesi, con le medesime agevolazioni previste per l'assunzione di lavoratori a tempo determinato in sostituzione di lavoratrici dipendenti.

Congedi del padre lavoratore
Il padre lavoratore ha diritto di astenersi dal lavoro nei primi tre mesi dalla nascita del figlio, in caso di morte, di grave infermità della madre o di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre. Il padre lavoratore che intenda avvalersi di questo diritto deve presentare al datore di lavoro la certificazione relativa alle condizioni precedentemente elencate.
I periodi di riposo previsti per il primo anno di vita del bambino e i relativi trattamenti economici sono riconosciuti al padre lavoratore quando:

i figli siano affidati al solo padre; in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvale; la madre non sia lavoratrice dipendente.

Sostegno alla maternità ed alla paternità
Nel capo X del T.U., dedicato alle Disposizioni Speciali, si elencano lavoratori con contratti speciali a cui sono applicabili le norme sul congedo di maternità e paternità:

1) i lavoratori e le lavoratrici a tempo determinato o con contratto di lavoro temporaneo dipendenti da amministrazioni statali;
2) il personale militare;
3) i lavoratori a tempo parziale, pur con trattamento riproporzionato in ragione della ridotta entità della prestazione lavorativa
4) i lavoratori e le lavoratrici a domicilio;
5) i lavoratori e le lavoratrici addetti ai servizi domestici;
6) i lavoratori e le lavoratrici agricole;
7) i lavoratori e le lavoratrici socialmente utili;
8) le lavoratrici con contratto di collaborazione coordinata a continuativa?

Per le coltivatrici dirette, mezzadre e colone è corrisposta dall'INPS un'indennità giornaliera, per i due mesi precedenti e per i tre successivi al parto dell'80% della retribuzione minima per gli operai agricoli; per lavoratrici autonome, artigiane ed esercenti attività commerciali, invece, l'INPS corrisponde l'80% del salario minimo giornaliero stabilito dall'art. 1 D. L. 402/81. A questi due gruppi di lavoratrici è esteso il diritto al congedo parentale e il relativo trattamento economico, limitatamente ad un periodo di tre mesi entro il primo anno di vita del bambino.
Alle libere professioniste iscritte ad una cassa previdenza e assistenza è corrisposta un'indennità di maternità per i due mesi precedenti e per i tre successivi alla data del parto
L'indennità corrisponde all'80% di 5/12 del reddito percepito e denunciato ai fini fiscali nel secondo anno precedente la domanda e, in ogni caso, non inferiore a cinque mensilità di retribuzione calcolate nella misura dell'80% del salario minimo giornaliero stabilito dall'art. 1 D. L. 402/81. L'indennità è corrisposta indipendentemente dall'effettiva astensione dall'attività dalla Cassa di Previdenza a seguito di domanda presentata dall'interessata.

Approfondimenti
Non ci sono approfondimenti per questa scheda.

Bibliografia normativa
D. Lgs. 151/01
L. 53/00
L. 104/92
D. L. 402/81
L. 903/77
L. 1204/71

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Informazioni:

Aree tematiche interessate:

Congedi

Soggetti interessati:

Imprese
operatori

Parole chiave:

  Congedi
  Pari opportunita'

Data dell'ultima revisione:

18/09/2003

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Schede collegate:

  I tempi della citta'
  Permessi per l´assistenza a portatori di handicap
  La condizione di pari opportunita'

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Apporti esterni:

Non ci sono apporti dalle province

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Link:

Ministero del lavoro: indennita' di maternita'
INPS: informazioni su indennita', quote e procedure.

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